Cina #7 – A Hong Kong con Ho Wu Yin Ching

 

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Nel mare che diventa più azzurro ogni momento
C’è un ponte, caldo come non mai, che plana
Nel crepuscolo, rilasciando il calore del pomeriggio.
Continua ad estendersi, allungandosi ancora e ancora
Come una terra che veleggia per l’eternità.

 

Se agli ultimi piani dei palazzoni di Tokyo ho creduto di morire è perché non ero ancora stata a Hong Kong. Quello che si prova tra i grattacieli del “porto delle perle” – dal basso guardando su o dall’alto guardando giù – è simile a una scarica elettrica che va dritta al sistema nervoso, a un sogno confuso, a una serie di azioni senza filo logico.
Ciò che è alto nel resto dell’Oriente qui è una ridicola pretesa di slancio, un’accennata levatura contro il suolo, un’appena lieve statura d’umano al cospetto di una quota imperiale che va verso il cielo.

Hong Kong è un buco nero di pura follia futuristica in cui il consumismo all’occidentale ha attecchito in maniera estrema e inestirpabile. Quattro, cinquecento metri verso l’alto, scatole abitabili da ottanta piani, negozi e altre attività commerciali in ogni centimetro quadrato, fiumane di persone in cui è impossibile non perdersi: uno dei must-have è la maglietta “I’m lost in HK”, il minimo con una densità di popolazione di quasi settemila abitanti per chilometro quadrato, che in tutto fanno sette milioni di persone.

Non ha niente a che fare con il resto della Cina: altro sistema politico, altra moneta, altra lingua, altre mode; si stiracchia dal mare alle colline portandosi addosso, insieme all’isola “dalla testa rotta” Lantau, ciò che resta di una colonizzazione britannica durata un secolo. A differenza della Repubblica Popolare Cinese ha dimenticato tradizione e cultura, famiglia e confucianesimo, le proprie radici, i propri gusti, e ha preso alla cieca la via dell’occidentalizzazione senza pensare a cosa andava incontro. Il livello di inquinamento è così alto che la gente vende l’anima pur di comprare un buco di pochi metri quadri che chiamano casa – da riempire fino all’inverosimile di oggetti all’ultima moda – in cima ai grattacieli, il più lontano possibile dalla terra perché “più in alto si è meglio è”, lontani dalle automobili e gli scarichi industriali.

“Come molti a Hong Kong, sono originaria della Cina Continentale: vengo da Guangzhou” mi dice Yin Ching davanti a un’insalata di lattuga, cetrioli, germogli di soia, menta e coriandolo. “Ma oltre all’ambiente e alla natura che mi manca, anche la gente qui a Hong Kong è diversa: molto più diretta nel modo di parlare, molto più fiduciosa nella politica e nelle istituzioni. Qui la legge funziona, siamo liberi. Ma la gente è così ricca che non puoi nemmeno immaginare quanto possiedono. I giovani hanno il denaro come sistema di valori e non capiscono che c’è qualcosa di più interessante della ricchezza materiale: la ricchezza del cuore”.

 

 

Lui non aveva perso il suo lavoro. Solo il 20% in meno nello stipendio. La valigetta / Non emise un grido. Oscillando come al solito / Allo stesso modo le sue braccia

“Come si fa a essere ricchi nel cuore? Ricercando e inseguendo le cose belle e sviluppando il proprio sistema di bellezza. Quando le ragazze vanno appresso alle borse firmate, ai vestiti alla moda, non si rendono conto che queste cose non hanno mai avuto valore nella loro vita: hanno valore solo per le aziende che le vendono. Allora forse tutti noi dovremmo chiederci come stiamo vivendo, che cosa ci rende felici, che cosa ci rende soddisfatti. Se scopriamo questo, sappiamo resistere alla corruzione dell’animo, ai soldi, alla sfrenatezza. Non c’è niente di male nel divertirsi, ma il divertimento è superficiale. Se il piacere è profondo, se la gioia è profonda, questo può diventare poesia nelle nostre vite”.

 

 

I traghetti vanno e vengono nelle acque della baia, con giganti pubblicità che brillano sui loro fianchi lucidi. Le onde si specchiano nelle immense e folgoranti insegne dei grattacieli sull’acqua.

Ci sono davvero mille Cine. Mille luoghi e mille forme in cui la poesia si cela.
“Dico sempre ai miei studenti di poesia che devono cercare di esprimere, non di impressionare. È molto facile scivolare dalla prima alla seconda. L’espressione è qualcosa per cui ci vuole molto coraggio”.

Raccolgo i grani dorati di riso e uva che brillano.
Il cielo, bollendo e scorrendo come una marea in aumento
Mi dice che sono ancora diretta da qualche parte

 

 

* Tutti i versi citati nel testo in corsivo sono della poetessa cinese Ho Wu Yin Ching.

 

Guarda il fotoreportage completo su Flickr


8 Risposte to “Cina #7 – A Hong Kong con Ho Wu Yin Ching”

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  • Giovanni Sedda

    ‎”C’è un ponte, caldo come non mai, che plana
    Nel crepuscolo, rilasciando il calore del pomeriggio.
    Continua ad estendersi, allungandosi ancora e ancora”

    Come un’escursione termica e spaziale che ci porta lontano, ad evaporare per curiosità, desiderio o necessità, allungandosi tra le pieghe del mondo, per poi esplodere in un lungo ritorno…come una fuga irrazionale, un palazzo tempio da scalare e riscalare per poi tornare nella notte …semplici,uomini giaciglio …sogni celati

    …”Se il piacere è profondo, se la gioia è profonda, questo può diventare poesia nelle nostre vite”….”

    …come un risveglio improvviso che tra i punti di cucito tra il prima e il dopo trascende gli oggetti e ci regala la bellezza perfetta per noi, la poesia della nostra vita, fosse un solo momento al giorno che ci salverà…

    …“Dico sempre ai miei studenti di poesia che devono cercare di esprimere, non di impressionare. È molto facile scivolare dalla prima alla seconda. L’espressione è qualcosa per cui ci vuole molto coraggio”.

    …come il coraggio di attraversare paesi-mappe e uomini- mappe accordandosi con rispetto, domandosi ed esprimendo le proprie visioni, le proprie testimonianze, la propria miracolosa diffusione di momenti bellezza cristallizzati e poi sciolti in parole, impressionati come pellicole per esprimere la poesia che ritrovata,

    …esprimendo perchè impressionati dalla poesia del mondo, a sussurrare la voglia di cercare la propria poesia ….fosse solo per un momento al giorno….che forse ci salverà
    :-) Grazie del bellissimo viaggio Vale

  • Intervista per Les Flaneurs « Viagginversi

    [...] sorprendente anche per il poeta giapponese Akira Takenami a Tokyo e per quella cinese a Hong Kong, Ho Wu Yin Ching, entrambi un po’ meno giovani ma molto attivi negli ambienti universitari come docenti. Il [...]

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