Cina #1 – In un sol boccone

 

 

 

Nei pomeriggi tranquilli ci sono sempre piccoli suoni strani
Foglie messe a essiccare, tè versato
tazze di porcellana cinese e piattini che fremono
Qualche spazio viene in essere, cambia forma
Persone passate e cose che si erano perse
Vengono improvvisamente dette

Poi qualcuno si alza in piedi
Per lavorare, leggere, o partire
Chiudendo la porta dolcemente

I venti si gonfiano sulle sottili tende della finestra
Là fuori, i colori di stagione
E gli alberi migrano

Viavai di Ho Wu Yin Ching

 

 

 

Voci leggere come il vento. Liuti, gong, flauti di bambù. Rumore di passi lievi sulla crosta terrestre. Dalla lingua di terra del Giappone alla costa cinese c’è un piccolo salto, un passo frivolo, un tuffo di spensieratezza marina. Dalla terra del sol levante a qui, rapida, si sposta la palla di fuoco che scalda da lontano e io procedo così il mio viaggio, sull’onda di un’aurora fredda e possente.
La notte di gennaio è bianca, a Shenyang nevica di una spuma dolce che copre ogni cosa, sorniona, come fosse un’antica curiosità femminile. Si è posata, la notte, ancora bianca come un’albore d’albume, alle porte della Città Proibita. Da qui in poi, tuorlo, la vita diventa a tinte forti, gialle e ocra e rosso mattone. Come la lingua tagliente di un dragone affamato.

 

Ho cercato la Cina in una tazza di tè, su un ripiano impolverato, tra gli scaffali di un erborista dalle conoscenze millenarie. L’ho cercata poi nelle note di una musica divina, sugli scalini di palazzi imperiali che aleggiano tra cielo e terra, poi su una faccia stampata di Mao, nell’ombelico di un osmanto in fiore, dietro un campo di riso. Ho scrutato oltre gli orizzonti di marmo scolpito, setacciando visi e mani dentro un cestino di foglie nere. Ho sviscerato il sogno di un’economia impazzita, contando le ore di lavoro e sacrificio e delirio e pena, ho perlustrato tra i banchi di una classe elementare rigida ma non classista, salendo gli infiniti scalini della grande Muraglia. Ho rovistato nelle biblioteche i capolavori della letteratura più antica del mondo, ho frugato nel cuore di una venditrice di betel.

 

L’ho trovata, poi, oltre una strada asfaltata a metà, nel bel mezzo del nulla, dopo un cantiere di spietate gru e vocianti operai, sulle rive del fiume Li. L’ho trovata su un tavolo caldo vicino al fuoco che scoppietta, in un boccone di xiaolong bao. E l’ho mangiata.
Dolce salata acida amara piccante. Così è la Cina.

Buon appetito.

 

 

 

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Guarda il fotoreportage completo su Flickr


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